La città di Venezia, un tempo famosa meta turistica, nel 2089 è quasi del tutto disabitata a causa dell’imprevedibile comportamento delle maree, che talvolta si sono alzate fino a sommergere famosi monumenti adesso non più visitabili. Questa è la premessa narrativa di Venice 2089, avventura che mette chi gioca nei panni di Nova, adolescente annoiata che vaga per la città alla ricerca di qualcosa da fare.
Il progetto, attualmente in via di sviluppo, nasce da Safe Place Studio, un gruppo di ex-studenti ed ex-studentesse della Event Horizon School di Padova. Abbiamo intervistato Matteo Brentegani, producer e designer del gioco.
Parlateci del team di sviluppo: sappiamo che si è formato in larga parte durante il vostro percorso di studio…
Ci siamo tutti incontrati alla Event Horizon School di Padova! Abbiamo iniziato a lavorare a Venice 2089 durante il nostro percorso scolastico, e abbiamo deciso di continuare a lavorarci una volta finiti gli studi. È quindi nato Safe Place Studio, un team formato da 13 persone, tutte residenti in Veneto o in Lombardia, al primo progetto professionale.
Volete descriverci il gioco e le sue meccaniche? Ci interessa soprattutto il modo in cui le maree influenzeranno il gameplay, un’idea alquanto affascinante!
Venice 2089 è un gioco esplorativo e narrativo, ambientato in una Venezia del futuro che sta venendo gradualmente abbandonata a causa degli effetti del cambiamento climatico.
L’innalzamento del livello del mare ha causato alte maree che possono alzarsi di svariati metri sommergendo per metà gli edifici della città, mentre gli abitanti rimasti cercano di trovare modi più o meno creativi per sfuggire all’acqua. Nei panni di Nova, un’adolescente in vacanza nella sua città natale, giocatori e giocatrici esploreranno due versioni di Venezia: se con la bassa marea la città apparirà così come possiamo vederla oggi, con l’alta marea la protagonista si muoverà per la mappa su piattaforme sopraelevate che offriranno una vista dei tetti della città che emergono dall’acqua; alcune strade o vicoli potrebbero non essere più accessibili, costringendo Nova a trovare nuove vie per attraversare la città, magari camminando sulle tipiche altane veneziane, o usando il proprio hoverboard per saltare su superfici di fortuna.
Venezia è protagonista di numerosi videogiochi, una meta molto battuta in ambito videoludico. Venice 2089 cercherà di offrire un punto di vista nuovo sulla città?
Pensiamo che molti giochi ambientati a Venezia scelgano la città principalmente per il suo fascino e il suo romanticismo. E hanno completamente ragione nel farlo, Venezia è una città spettacolare.
Tuttavia, noi vorremmo portare un punto di vista più autoctono, rappresentando le preoccupazioni per una città che sta venendo sommersa. La nostra narrativa ha come protagonisti i pochi abitanti che hanno deciso, nel nostro immaginario 2089, di rimanerci a vivere e che vedono Venezia non solo come un patrimonio da conservare e salvare, ma anche come la loro casa. In Venice 2089 i monumenti più importanti vengono portati in salvo dalle corporazioni, ma cosa ne sarà del resto di Venezia?
Come avete lavorato alla ricostruzione virtuale del capoluogo veneto? Ci sono edifici/monumenti riconoscibili o l’ispirazione è più generale? Ci sono poi riferimenti anche ai suoni, alle musiche di Venezia?
Per costruire la mappa di gioco, siamo partiti dalla morfologia di Venezia: uno dei compiti più ardui è stato quello di adattare le contorte calli della città alla nostra visuale di gioco molto rigida, con strade che presentano solo incroci di 90°e tentare di ricreare una certa somiglianza architettonica con luoghi che realmente esistono. come il quartiere residenziale di Santa Marta, Fondamenta Zattere o la chiesa di San Trovaso. Il nostro focus si è rivolto infatti ad alcune location che non sono così conosciute, ma che nel nostro vissuto hanno dato forma alla nostra visione di Venezia e dalle quali abbiamo preso spunto per creare personaggi, luoghi e atmosfere.
Per il sound, abbiamo optato per una soundtrack che rispecchiasse al meglio l’esperienza di gameplay chill che il gioco offre e che corrispondesse ai gusti musicali di Nova, anche se i suoni di Venezia possono essere trovati nella natura: i piccioni, i gabbiani, il mare.
Da cosa nasce la scelta di ambientare il vostro primo gioco in un luogo reale? Cosa ne pensate dei videogiochi come strumento per valorizzare il territorio e il patrimonio culturale?
La decisione di ambientare il gioco a Venezia è stata non solo il punto di partenza per il nostro gioco, ma anche una conseguenza della storia che volevamo raccontare: ci sembrava che la città fosse l’emblema perfetto per parlare del cambiamento climatico e sui suoi effetti a lungo termine. Allo stesso tempo, ci sentivamo a nostro agio a parlare di una realtà così vicino alla nostra.
Pensiamo che i videogiochi siano un mezzo validissimo per valorizzare il territorio: poter esplorare dei luoghi realmente esistenti e ambientarci una storia dai temi attuali è un processo che le esperienze videoludiche permettono meglio di tanti altri mezzi di comunicazione.