Triora, le streghe e il videogioco mai realizzato

Articolo a cura di Daniele Barresi e Andrea Dresseno

La caccia alle streghe ebbe la sua maggior diffusione tra il 1400 e il 1600. Le statistiche sui processi sono state oggetto di frequente dibattito: numerose testimonianze scritte sono andate perdute nel corso del tempo, sia per negligenza, sia perché distrutte per evitare che finissero nelle mani dei nemici della Chiesa. Attraverso i tribunali della Santa Inquisizione (istituiti a partire dal 1542), venivano messe in atto pratiche tutt’altro che ortodosse nei confronti dei processati. La “caccia alle streghe” può essere considerata a tutti gli effetti una metafora del pregiudizio esteso a tutti i livelli sociali, dalle più alte cariche del potere sino ai cittadini meno abbienti. Nella maggioranza dei casi era proprio il potere cittadino a servirsi della procedura inquisitoria: serviva un capro espiatorio che convogliasse paure e superstizioni popolari legate a catastrofi naturali e altri fenomeni apparentemente inspiegabili (epidemie, carestie, ecc.). L’ignoranza del popolo veniva così manovrata: era il Demonio in persona che prendeva donne e uomini per causare del male alla popolazione; un male che, fin quando non si fosse trovato un colpevole, avrebbe continuato a imperversare tra la gente.


Nonostante gli studi effettuati sugli archivi conservati riportino una maggiore diffusione dei processi per stregoneria nei Paesi del centro Europa (soprattutto Germania, Polonia e Francia), in Italia il fenomeno raggiunse l’elevato numero di 5.000 processi tra ‘400 e ‘600. La caccia alle streghe è un tema caro sia alla cultura popolare che alla letteratura italiana: basterà ricordare la vicenda descritta nella Storia della colonna infame (1842) da Alessandro Manzoni. Il testo esprime bene la connessione tra esercizio del potere, giustizia e società. La vicenda, lo ricordiamo, riguardava l’epidemia di peste che colpì Milano nel 1630 e causata, a dire della giustizia, da due presunti untori ingiustamente additati da una donna del popolo. Più recente l’esempio del romanzo storico La chimera (1990), di Sebastiano Vassalli. Ambientato tra 1590 e 1610, il libro narra le vicende di Antonia, mandata al rogo dopo una confessione estorta tramite tortura.
In Italia l’apice delle persecuzioni nei confronti delle streghe si verificò tra il 1580 e il 1650. L’opera delle autorità fu spietata nel perseguire i propri fini politici e particolare interesse riscossero i processi tenutisi a Triora, piccolo borgo ligure in provincia di Imperia, tra il 1587 e il 1589. Proprio in quegli anni il tema della stregoneria fu molto dibattuto in tutta Europa, come testimoniano numerosi trattati di demonologia diffusisi su tutto il continente. In particolare quello di Jean Bodin, Demonomania de gli stregoni (1580), che ebbe da subito grandi risonanza e diffusione anche in Italia. La pubblicazione del trattato e la sua celere diffusione vanno di pari passo con i processi svoltisi a Triora tra il 1587 e 1589 e nei paesi vicini (Sanremo e Castel Vittorio) negli anni immediatamente successivi.


Abitato oggi da poco più di 350 persone, Triora fu teatro di una terribile carestia che si protrasse per ben due anni. Una soluzione ragionevole parve quella di inviare alcuni rappresentanti della Santa Inquisizione direttamente da Genova per indagare sul caso. Le donne processate furono circa trenta: a loro si imputò l’origine della carestia, ma tra le accuse figurano anche atti di cannibalismo, infanticidio, uccisioni di bestiame. La giustizia affidò all’Inquisizione diverse parti del processo; vi furono confessioni estorte tramite la tortura sostenute da fallaci prove giuridiche. Le suggestioni popolari e le implicazioni politiche determinarono a Triora, come nella stragrande maggioranza dei casi, la condanna di cittadini del popolo colpevoli di aver seguito il progetto del Demonio.

La storia di Triora costituisce un terreno fertile dal punto di vista creativo: il denso background narrativo e culturale del piccolo borgo ligure offre infatti affascinanti spunti per un videogame. Nel nostro percorso di ricerca ci siamo imbattuti in un videogioco mai completato – Samhain – ispirato proprio alle vicende di Triora. Abbiamo giocato la demo e intervistato Federico Fasce, game designer ex Trecision che nel 2000 stava lavorando al titolo.

Quali sono state le fonti di ispirazione del progetto? In particolare in che modo Triora sarebbe dovuta essere coinvolta?

In quel periodo ero molto attratto dalla simbologia relativa ai tarocchi. Decidemmo di fare una demo a tema horror che però avesse come scenario la Liguria. Da lì ad arrivare a Triora il passo è stato breve e naturale. Ricordo di aver passato parecchio tempo a frequentare forum e comunità online di neopagani e wiccan per capire a fondo la filosofia e il pensiero dietro queste religioni. Direi che la maggiore ispirazione è venuta proprio da come i wiccan si relazionano alla natura e al soprannaturale. Credo che molto sia venuto anche dal film La Casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati, che a quel tempo era una mia ossessione per come era stato gestito il filone horror con ambientazione italiana. E da Berserk di Kentaro Miura, soprattutto per la freddezza con cui racconta un Medioevo corrotto e disturbante.

Puoi rivelarci qualche dettaglio sulla trama? Esisteva già un soggetto pronto?

Il soggetto, ai tempi di quella tech demo, era molto blando. Sicuramente avevo in testa una trama nella quale il male si nascondesse all’interno delle istituzioni percepite normalmente come sicure (la Chiesa, in particolare) e poco a poco si scoprisse come la comunità Wicca locale fosse in realtà un baluardo a difesa degli oppressi. Immaginavo dei flashback che connettessero in qualche modo la storia della caccia alle streghe con i giorni nostri.

Quali informazioni puoi darci sul genere scelto e sulle meccaniche che avevate in mente?

L’idea di base era quella di creare un survival horror in prima persona, che però contasse su una forte componente di storytelling. Volevo un mix ritmato tra esplorazione (che avrebbe permesso di ricostruire la storia) e combattimenti, con l’aggiunta di Quick Time Event per gestire le situazioni più drammatiche.

Da chi era formato il team di sviluppo?

Al progetto lavorammo io, Victoria Heward e Rick Gush sulla parte di design/concept. La programmazione della demo fu affidata a Fabrizio Lagorio (che aveva lavorato all’engine proprietario che avremmo usato) e a Marco Castrucci, mentre la parte grafica fu curata da Pier Tommaso Bennati e Alessandro Giusti, che fecero numerosi giri notturni in Liguria per raccogliere il materiale fotografico. Da quanto mi ricordo scattarono diverse foto in un cimitero, di notte. Eravamo un po’ scapestrati, ai tempi.

Per quale motivo il progetto, così valido sotto tutti i punti di vista, si è interrotto?

Beh, ci sono svariati motivi. Trecision all’epoca stava cercando di emergere sul mercato come un’azienda basata su Internet e sul gioco online; inoltre volevamo uscire su console. In quel periodo (parliamo di pre-Xbox) su console i first person erano pochi e non troppo giocabili, per questioni tecniche. Inoltre la nostra idea non si prestava moltissimo all’online. Il gioco piacque abbastanza all’E3 del 2000, ma alla fine decidemmo di concentrarci su altro. Peccato, era un progetto ambizioso ma con potenzialità.

Vi lasciamo con il trailer del gioco e un breve video della demo.

Bibliografia
Alfonso Assini, Paolo Fontana, Gian Maria Panizza, Paolo Portone (a cura di), La causa delle streghe di Triora. I documenti dei processi (1587-1618), Pro Triora Editore, 2014;
Jean Bodin, Demonomania de gli stregoni, trad. it. di Ercole Cato, a cura di Andrea Suggi, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2006;
Ornella Rossi Borghesano, Dalle streghe liberaci o Signore, Maremmi Editore, Firenze, 2004;
Rita Ramberti, Demoni, streghe e pace civile. Discussione sulla demonomania di Jean Bodin, secondo una recente edizione, Università di Bologna, Dipartimento di Filosofia, 2008;
Stefano Moriggi, Le tre bocche di Cerbero. Il caso di Triora: le streghe prima di Loudun e di Salem, Bompiani, Milano, 2004.

Articoli
Triora, la Salem d’Italia. Storia del più grande processo per stregoneria svoltosi in Italia nel 1587, Ippolito Edmondo Ferrario, «InStoria» n. 13, Giugno 2006. Consultabile all’indirizzo http://www.instoria.it/home/triora.htm.

Foto di copertina di Augusto Borelli. Dettaglio di Triora di notte di Giuliano Tinelli. Si ringrazia Dario Graviano per la registrazione del video walkthrough.

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