Sulle tracce degli Etruschi

Articolo a cura di Matteo Cutrì

La sfera dell’immaginazione non è mai stata generosa con le civiltà preromane. Non sono molte le opere, trattazioni storiche a parte, a essersi occupate di ciò che accadde nella penisola italiana “prima di Roma”. La portata della dominazione romana sembra aver offuscato nella memoria collettiva il ricordo dei popoli italici che Roma ha sacrificato sull’altare della grandezza. Ciò è particolarmente sorprendente se prendiamo in considerazione l’esistenza di una civiltà avanzata e fiorente come quella etrusca. La memoria degli Etruschi è ben presente in Italia e stupisce per la sua capacità di resistenza al tempo, soprattutto in rapporto alla durata del dominio romano. Com’è possibile che gli Etruschi siano rimasti così a lungo ai margini dell’immaginario collettivo nonostante la loro importanza? Sono state probabilmente le numerose testimonianze di natura funeraria a dare l’idea che gli Etruschi fossero un popolo dedito soprattutto alla trascendenza e alla spiritualità. Eppure, come ricorda Jacques Heurgon in un passaggio largamente citato del suo Vita quotidiana degli etruschi: «È in verità impressionante il constatare che, per due volte nel VII secolo a.C. e nel XV d.C., pressoché la stessa regione dell’Italia centrale, l’Etruria antica e la Toscana moderna, sia stata il focolaio determinante della civiltà Italiana».

Nel cinema la civiltà etrusca è stata relegata a ruoli marginali. Nemica dei Romani in peplum come Le Vergini di Roma (1961) e Il Colosso di Roma (1964). Oppure sfondo di alcuni horror all’italiana degli anni Settanta. Nel complesso, il mondo etrusco non ha lasciato tracce importanti sulla pellicola, soprattutto in ambito angloamericano. E per quanto riguarda i videogiochi?

Gli Etruschi compaiono in The Art of Conquest (2002), espansione del celebre strategico di Sierra Empire Earth. L’espansione introduceva, tra le altre, una campagna ambientata sul finire dell’epoca repubblicana di Roma e ha per protagonisti Gaio Mario e Giulio Cesare. Gaio Mario si sposta tra Roma, Bologna, Pisa e Padova. Il gioco, naturalmente, è basato su una mappa strategica non realistica. Di lì a poco, Rome: Total War dimostrerà un progresso tecnico notevole, eppure bisognerà attendere il secondo Total War ambientato a Roma per incontrare il popolo etrusco.

In Total War: Rome II (2013) viene introdotta tra le fazioni non giocabili la dodecapoli etrusca. Sebbene la popolazione etrusca sia inserita per dare maggiore realismo storico al titolo, la fazione non dispone di una gran varietà di truppe. Esistono tuttavia delle mod (non ufficiali) che consentono di guidare gli etruschi e che rendono disponibili nuove unità per la fazione. Queste mod testimoniano la volontà di una parte del pubblico di calarsi nei panni degli Etruschi.

Ai giocatori di Uncharted 4, passeggiando per l’infanzia di Nathan Drake, è capitato di imbattersi in una villa ricca di reperti archeologici provenienti da tutto il mondo. All’interno dell’abitazione si trova una stanza arredata da sarcofagi, la luce della torcia del giovane Nathan illumina quello di un faraone egizio, un’arca romana e, lì accanto, la tomba di due sposi: la somiglianza con il celebre sarcofago conservato al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e con l’esemplare esposto al Louvre è sorprendente. L’arte funeraria, la traccia maggiormente vivida della civiltà etrusca, viene citata in uno dei titoli più importanti della nuova generazione di console.

Chissà che l’interesse videoludico per l’antico popolo d’Etruria non si sviluppi ulteriormente, portando gli Etruschi al centro di narrazioni storicamente fondate. Non sembra utopia immaginare per un futuro Tomb Raider un’ambientazione etrusca, magari un enigma legato alla Chimera di Arezzo.

 

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