Matera in gioco: intervista a Digital Lighthouse

Intervista a cura di Andrea Dresseno e Daniele Barresi

Matera set ideale per un videogioco? Un’evidenza che attendeva solo il grande passo dell’ufficialità. Mentre la città lucana si appresta a diventare Capitale europea della cultura 2019, c’è chi sta lavorando a un videogioco in realtà virtuale legato alla storia e alle bellezze della città.
L’accordo di collaborazione tra il Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e la società lucana Digital Lighthouse prevede infatti la realizzazione di un videogioco ambientato proprio nella Città dei Sassi. IVIPRO ha intervistato Davide Colangelo, CEO di Digital Lighthouse, per comprendere al meglio la genesi e gli obiettivi dell’opera in fase di sviluppo.

Ci piacerebbe conoscere il vostro background al di là del profilo pubblico sul vostro sito: adesso che siete pronti per entrare nel mondo dei videogame, c’è qualcuno tra di voi che ha un passato da videogiocatore?

Appartenendo alla generazione del Commodore 64, molti di noi in Digital Lighthouse condividono un passato da videogiocatori. Ognuno ha poi maturato skill e competenze molto eterogenee ma siamo tuttora appassionati attenti non solo ai videogiochi ma, più in generale, al mondo dell’intrattenimento. Nei nostri settori, designer, 3D & digital artist, programmatori, ingegneri, esperti in beni culturali, tecnici e operatori condividono lo stesso tetto per sviluppare soluzione e prodotti destinati a settori diversificati, presidiando l’intera “filiera” produttiva: dallo sviluppo di videogiochi, alla produzione di effetti visivi digitali in campo cinematografico, dalla produzione audiovisiva allo sviluppo di applicazioni per la promozione e la valorizzazione del patrimonio culturale.
Nella nostra mission sosteniamo che Digital Lighthouse sia lo spazio di incontro e l’habitat creativo in cui giovani talenti e specialisti con competenze diversificate danno vita a nuovi linguaggi mediali e sperimentano moderne tecniche per l’intrattenimento. Siamo pronti, per questo, a metterci in gioco da un punto di vista tecnico e creativo con questo nuovo progetto ed entusiasti di condividere quello che sarà il risultato della nostra attivtà di sviluppo del videogioco in realtà virtuale ambientato a Matera.

Che genere vi attrae o, secondo voi, si sposa maggiormente alla valorizzazione del territorio di Matera? Avete già individuato aneddoti, storie legate ai luoghi o alle persone della città che vi forniranno spunti per la realizzazione del videogioco?

Matera è stata dichiarata nel 1993 patrimonio UNESCO e oggi si prepara a diventare la Capitale Europea della Cultura per il 2019: ospita centri di ricerca e realtà produttive tecnologicamente avanzate sia a livello nazionale sia internazionale. Da una parte, vive l’anima storica e culturale legata alle origini di una delle città più antiche del mondo, dall’altra quella legata all’osservazione della Terra e alle tecnologie spaziali. Matera, infatti, è sede di uno dei più importanti centri di ricerca nel settore della geodesia e dello spazio: un centro che, attraverso le sue tecnologie innovative, si occupa di acquisizione, elaborazione, archiviazione e disseminazione di dati telerilevati dai principali satelliti in orbita e vanta importanti collaborazioni con il Ministero della Difesa italiano e la NASA.
Una città con queste caratteristiche può essere raccontata attraverso varie chiavi di lettura. Per questo motivo, abbiamo deciso di lavorare senza limitazioni e con la massima apertura.
Siamo partiti da ricerche storiografiche e demo-etno antropologiche del territorio materano e, in parte, di tutto il contesto lucano, senza perdere di vista quelle che fossero le principali evidenze archeologiche emerse e le realtà più distintive di oggi. Questo lavoro è ancora in fase di ultimazione e sarà fondamentale per descrivere l’ossatura del videogioco a livello di trama e di game design. Il concept di questo progetto si fonda sull’idea di utilizzare le nostre competenze sulla ricostruzione e digitalizzazione fedele del patrimonio architettonico e culturale, dando la possibilità all’utente di vivere un’esperienza di gioco coinvolgente e, al contempo, di scoprire le bellezza della città. La trama sarà incentrata sulla rappresentazione delle principali caratteristiche della città e il risultato sarà un videogioco open world e action-adventure che permetterà all’utente un viaggio stratigrafico tra passato e futuro, rimanendo però ancorati nel presente, con i piedi saldi sulle strade della città così come appare oggi.

Parlateci del vostro lavoro: effettuate sopralluoghi e ricerche d’archivio quando vi approcciate ai luoghi che andrete a includere nei vostri contenuti digitali?

Sopralluoghi, rilievi, analisi dati e ricerche, fanno parte di un “patrimonio genetico” che la nostra azienda ha ereditato sin dalla propria costituzione. È, infatti, un’azienda del gruppo Geocart S.p.A., società di ingegneria all’avanguardia nei settori del telerilevamento terrestre e aereo, delle tecnologie aerospaziali, dell’ICT e della progettazione multidisciplinare; Digital Lighthouse è il risultato di un progetto di ricerca e sviluppo realizzato nel campo della computer grafica 3D, promosso dalla stessa Geocart insieme al Politecnico di Torino in qualità di partner scientifico. Il progetto di ricerca e sviluppo “Digital Lighthouse”, che poi ha dato il nome alla società, aveva come obiettivo quello di integrare differenti tecnologie di rilievo e di elaborazione dei dati utilizzati in campo civile e militare per fare computer grafica applicata attraverso l’identificazione di best practices e lo sviluppo di algoritmi proprietari. Il risultato è stato lo sviluppo di una metodologia brevettata che ha permesso un notevole risparmio di tempo nell’elaborazione dei dati e nella produzione degli output finali rispetto alle tecniche tradizionali e, parallelamente, un sostanziale incremento delle qualità grafiche dei risultati, permettendo di ricostruire in 3D qualsiasi location con un alto livello di realismo, trasformandola in un asset digitale di facile utilizzo per applicazioni e mercati diversi.
La metodologia e le tecniche utilizzate, prevedono, tra le altre, l’utilizzo di sensori ottici attivi, come i laser scanner. Questi ultimi permettono di caratterizzare lo spazio da un punto di vista volumetrico con precisioni millimetriche, ma anche di identificare anomalie strutturali rispetto all’oggetto del rilievo, come ad esempio il contenuto di acqua all’interno di soffitti o tramezzi, crepe e fessure difficilmente visibili ad occhio nudo. Questo comporta che, con una sola acquisizione e con l’utilizzo di una sola metodologia, siamo in grado di acquisire dati utilizzabili non solo per promuovere e valorizzare il patrimonio e il territorio, ad esempio attraverso lo sviluppo di set virtuali per videogiochi o lo sviluppo di effetti visivi per il cinema, ma anche di produrre piante, prospetti, sezioni e modelli 3D utili nella progettazione ingegneristica di interventi di conservazione e tutela del patrimonio.
Nei progetti in cui siamo coinvolti, il nostro approccio è multidisciplinare: sono integrati diversi ambiti che partono dall’analisi storica e arrivano all’approfondimento tecnico-scientifico.
Il tipo di analisi che viene condotta ovviamente cambia in funzione del progetto, delle informazioni che ci vengono rese disponibili o che è possibile reperire. Nei nostri team abbiamo esperti che collaborano stabilmente con Università e Centri di Ricerca, a garanzia dell’elevato standard delle competenze e dell’innovazione con cui realizziamo i nostri processi aziendali.

Recentemente si è sviluppato un certo dibattito attorno alle parole di Marco D’Eramo, il quale ha scritto che «il marchio [UNESCO] dissangua e imbalsama villaggi gloriosi, metropoli millenarie, sottraendo il tempo al naturale divenire». Noi crediamo che i luoghi inclusi nel Patrimonio UNESCO abbiano una grande occasione per non “imbalsamarsi” e, piuttosto, per trovare nuove forme (anche innovative e tecnologiche) di valorizzazione del territorio. A tal proposito, come è nata la vostra partnership con il Comitato UNESCO Giovani?

Le attività delle Commissioni Nazionali per l’UNESCO nei diversi paesi hanno come obiettivo quello di sostenere gli scopi di pace internazionale e di prosperità comune dell’umanità attraverso iniziative nel campo dell’educazione, della scienza, della cultura e della comunicazione, promuovendo progetti, valori e priorità nelle comunità locali ed eventi di rilevanza nazionale.
In questa cornice, il Comitato Italiano Unesco Giovani ha creduto nella nostra iniziativa e nella nostra società. Il nostro progetto di produzione del videogioco ambientato a Matera, tra l’altro, è ben allineato ad un trend sempre più evidente: negli ultimi anni si registra un interesse crescente per il mondo dei videogiochi pensati anche come forma di marketing territoriale. Alla base di questo nuovo approccio vi è la constatazione della tendenza, da parte dei giocatori, di voler visitare i luoghi riprodotti negli scenari ludici, così come vi è la tendenza, da parte del pubblico, a voler visitare le ambientazioni di famose produzioni cinematografiche, televisive e documentaristiche. Accanto ai nuovi media, dunque, anche i videogame possono diventare una risorsa importante per il turismo, contribuendo a valorizzare le risorse architettoniche, culturali e paesaggistiche.

Esempi come Il mondo di Nubla, The Mooseman o, per restare in Italia, Father and Son, testimoniano la grande potenza del videogioco sia nell’ambito museale, sia in quello della valorizzazione del territorio. Credete che da questo punto di vista sia necessario maggior dialogo tra aziende e istituzioni per trovare una direzione di sviluppo comune?

Siamo sicuri che il dialogo tra istituzioni e aziende sia un requisito fondamentale per lo sviluppo delle dinamiche future. L’iniziativa campana Father and Son è emblematica in questo senso, in quanto la sensibilità e l’attenzione dei vari enti, pubblici e privati, hanno avuto un ruolo nevralgico. Purtroppo non sempre è facile trovare la stessa attenzione e la stessa lungimiranza nei vari contesti locali, condizione questa che, non solo, non permette un dialogo tra i vari soggetti interessati ma che determina un freno e un gap competitivo rispetto alle altre realtà nazionali e straniere ove invece i rapporti di collaborazione e sinergia si mostrano sempre più proficui. Ci auguriamo che attraverso le tante iniziative e i vari progetti che a mano a mano si stanno realizzando, come quella straordinaria di IVIPRO, in tutte le realtà locali possano instaurarsi, tra pubblico e privato, nuovi e fecondi rapporti di collaborazione che rappresentano condizioni essenziali per stimolare, rilanciare e promuovere al meglio le nostre risorse tecniche, creative, culturali, materiali e immateriali.

(Veduta della Civita da Palazzo Lanfranchi – Foto di Luca Aless, licenza CC-BY-SA da Wikimedia Commons | Sassi di Matera – Foto di Kristin Rust | Sasso Barisano – Foto di Tango7174, licenza CC-BY-SA da Wikimedia Commons)

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